Da L'UNIONE SARDA del 17 marzo 2007

OCR - INCENDI - Campagna di sensibilizzazione

Presentazione del documentario “Curraggia”

Il 16 marzo 2007 alle ore 10,00, presso l’Auditorium dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, Via A. Mereu 56 di Nuoro, l’ASS.FOR.ONLUS ha organizzato la presentazione del documentario: “Curraggia”, di Gianluca Medas. Il documentario è parte integrante dell’attività di Sensibilizzazione contro gli incendi curata dall’ASS.FOR. (ONLUS) per conto dell’Amministrazione Provinciale di Nuoro nel quadro delle attività INTERREG IIIC - OCR incendi.
All’incontro, che rientra nelle attività regionali del citato progetto, sono stati invitati gli studenti delle ultime classi degli Istituti Superiori di II grado di Nuoro.

Dopo la proiezione del documentario e una breve narrazione di Gianluca Medas, il dibattito con i rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, degli enti locali, delle associazioni di volontariato, degli operatori e degli ospiti stranieri. Nell’occasione è stata presentata, l’ultimo numero della rivista “Natura in Sardegna”.
Alle ore 18,00 presso la Sala Convegni della Stazione Sperimentale del Sughero a Tempio Pausania è stata replicata la proiezione del documentario “Curraggia” di Gianluca Medas e la presentazione della rivista.


Dal quotidiano La Stampa l’inviato Vincenzo Tessandori - Domenica 31 luglio 1983

Tempio Pausania trema ancora

«Siamo soli ed è facile morire»

DAL NOSTRO INVIATO

TEMPIO PAUSANIA — Nel rogo tragico di Tempio sembra essere bruciata un'altra parte di credibilità dello Stato. Nell'omelia dolente pronunciata durante i funerali delle sette vittime il nuovo vescovo, Pietro Meloni, dice: «Lo gente vuol sapere perché in Sardegna si muore cosi con facilità e perché il sostegno non sempre è quello che si aspetterebbe». Più tardi aggiungerà: -Occorre far da sé, non ci si può aspettare molto dall'alto». Ciò chiarisce che non si allude all'aiuto divino. Denuncia con amarezza Guido Selis, 41 anni, chimico, presidente della Comunità montana di Tempio, 90 mila ettari fra boschi e campi da proteggere: -Da sabato dell'altra settimana contro il fuoco combattiamo noi cittadini e la gente corre per chilometri con bidoni da 30 litri colmi d'acqua sulle spalle e si arrampica sui fianchi dei monti con i denti e con le unghie. Soltanto cosi abbiamo bloccato le fiamme davanti alle case di Aggius, il cui territorio è incenerito al 90 per cento». Ammette Loris Fortuna, ministro per la Protezione Civile, che quel giovedì maledetto -qualcosa non ha funzionato, ci sono stati ritardi». Gli aerei antincendio, aggiunge, «erano tutti a Cagliari». Gavino Angius, segretario regionale comunista, ha consegnato ieri mattina alla magistratura un esposto -perché vengano accertate eventuali responsabilità amministrative o penali in merito alla strage». Accusa il sindaco Nino Manconi, rivolto -al politici venuti da Roma»: -Di persona ho constatato la veemenza con la quale il responsabile della Compagnia dei carabinieri di Tempio e il comandante del vigili del fuoco hanno ripetuto le richieste di aiuto aereo. Ma in quel momento, e per momento intendo dire tutto il giorno, non sembravano esservi interlocutori». Ieri mattina a lungo aeroplani hanno volteggiato sul paese. Il sindaco prosegue chiedendo di dichiarare la Sardegna e comunque questa fetta di Gallura -zona disastrata», di prendere provvedimenti immediati perché le famiglie delle vittime hanno-problemi enormi di sopravvivenza». Ma, ha aggiunto, -sappiamo che troppo spesso tutto si risolve con una corona». Tutta la gente si era raccolta davanti al Comune, dove era stata allestita la camera ardente e poi in cattedrale fin sul sagrato. Ha pudore delle proprie emozione: il dolore è silenzioso, contenuti anche se non equivoci appaiono collera risentimento. Osserva Francesco Cossiga, presidente del Senato: «La rabbia della gente in una situazione di dolore di questo genere non deve meravigliare». Presidente del Senato e ministro per la Protezione sono rimasti in piedi in mezzo alla navata centrale del secentesco duomo, gomito a gomito con la gente durante il rito: si erano cercati i «posti per le autorità», ma un carabiniere aveva avvertito: -I parenti devono stare davanti, altre panche non ce ne sono». Le vie di Tempio sono rimaste deserte, per due ore, e i negozi della città sono stati chiusi per tutto il giorno. Nessuno è voluto mancare al saluto che voleva anche essere un ringraziamento alle vittime. Severo, la voce rotta dall'emozione il vescovo Meloni ha ricordato: -Noi slamo vivi perché loro sono morti». E la gente ha applaudito con applausi, che erano simbolo di riconoscenza, aveva salutato le bare, quando erano uscite dal Comune e avevano attraversato il centro, portate a spalla. Tornato il silenzio il vescovo ha ricordato: -Soltanto loro ci hanno difeso e loro sono quelli che sono morti». La storia dannata degli incendi in questa isola non è finita con il funerale dei cinque volontari e delle due guardie forestali. Ci sono i feriti, tre in condizioni disperate al Cto di Torino e gli altri rimasti a Sassari e si teme ancora per la vita di tutti. E ci sono i roghi che si rinnovano a dispetto di controlli e interventi. Il fuoco si è diretto verso la costa tra Olbia e Palau e i campeggi di Cugnana Verde Portlsco sono stati evacuati migliaia di persone hanno abbandonato tende e roulotte nella notte. Evacuata anche la base Nato sul Monte Limbara mentre alle porte di Tempio in direzione di Aggius un grosso focolaio ha ripreso vigore nel pomeriggio. -Il fuoco può covare sotto la cenere anche per quindici giorni», ricordano alla Comunità montana. La paura non è passata. Il ministro Fortuna ha garantito che la -flotta della protezione civile è ora concentrata in Sardegna ed è sufficiente». Rinforzi sono giunti dalla Germania Federale, la Svezia si è detta pronta a dare aerei la Francia attende solo di avere risolto identici problemi in Corsica per intervenire. Con un ponte aereo più di mille militari di leva sono stati trasferiti dal Continente e per le strade di Tempio nel pomeriggio sono passati i camion dell'esercito carichi di giovani che alla tuta mimetica avevano sostituito quella arancione. Ma non ci sono i tecnici. Centotrenta guardie forestali appaiono insufficienti per vincere la guerra perché ne occorrerebbero duemila», ha detto il ministro Fortuna alla riunione fra sindaci e politici tenutasi in Comune in mattinata. Nella lotta antincendio l'importanza degli uomini a terra è enorme: tocca a loro Infatti avvistare e fronteggiare il fuoco e dirigere anche i lanci di acqua o materiale ritardante dagli aerei. Ma il rapporto fra il numero di uomini e il territorio da controllare è di 1 a 18.654 ettari. Comunque, ha ricordato Fortuna, buona volontà e mezzi non bastano se c'è chi vuole appiccare il fuoco. E il piano, ormai pare certo. Ieri si era diffusa la voce di volantini nelle zone devastate, ma è stata smentita. Ma il piano esiste, è generale: tutto deve andare in fumo, in quest'isola, ma non soltanto qui, perché bruciano i boschi anche in Calabria, in Liguria, altrove, anche In Corsica. Il ministro è volato a Catanzaro, chiamato da problemi identici, nel primo pomeriggio Cossiga invece è corso a Torino. Alle spalle si sono lasciati un paesaggio lunare.

 


 

Dal quotidiano La Stampa l’inviato Vincenzo Tessandori - Sabato 30 luglio 1983 - Pagina 1

Il numero delle vittime è salito a sette, rabbia tra la popolazione

Bruciano ancora i boschi in Sardegna

Tempio Pausania di nuovo minacciata

 DAL NOSTRO INVIATO

TEMPIO PAUSANIA - Perché ci sono stati i morti? Perché il fuoco era entrato in paese e bisognava spegnerlo. Per questo la gente è morta, perché si è buttata davanti alle fiamme per difendere le case». Il volto di Nino Manconi, 45 anni, sindaco di Tempio Pausania, è teso. In un istante interminabile, nell’inferno che avanzava da Ovest 6 persone sono rimaste uccise, un'altra è morta più tardi, prima di arrivare al Centro grandi ustionati di Torino, e ancora 9 sono rimaste ferite e per molti si teme. Qui la gente non ha dubbi: Siamo stati lasciati soli», dicono, perché per tutto il giorno di giovedì non è stato visto un aereo, «un aeroplano, uno solo, poteva essere di conforto oltreché di aiuto e, se ci fosse stato, quegli uomini non si sarebbero buttati nel rogo, perché lo hanno fatto anche per disperazione», osserva Augusto Carta, 48 anni, assessore alla Pubblica Istruzione. Si ricorda che fra i morti 4 erano volontari. E' polemica rovente e amara. Aggiunge 11 sindaco: «i soccorsi hanno fatto pena. Abbiamo inoltrato 11 richieste, a Cagliari, e la prima alle 7 di mattina, ma soltanto alle 20,20 è arrivato l'aereo: quando era tardi e inutile e i morti c'erano già stati». Non si commenta, ma viene fatto un atto d'accusa preciso, perché si sostiene come anche questa tragedia, forse, poteva essere evitata. Al centro coordinamento di Cagliari era stato deciso che l'urgenza si trovava altrove, a San Leonardo, a Cuglieri, a Is arenas, a Villaurbana, dove il fuoco devastava boschi e campagne con identica furia. Non accetta le accuse il generale del corpo forestale Mario D’Autilia, responsabile per l'isola del coordinamento antincendio, e con veemenza dice: «Se la popolazione crede che i mezzi aerei siano biciclette o carretti sbaglia. Il ritardo? Potrebbero averlo provocato cause di origine tecnica». Vuol dire che due aerei, l'altro giorno, sono rimasti in panne, ma la cosa non sembra determinante per il generale. Prosegue: «D'altra parte nella lotta contro il fuoco gli aerei non sono mezzi risolutivi ma integrativi. E poi la morte praticamente è stata un incidente, ha girato il vento... Non dimentichiamo che i volontari erano guidati da un maresciallo della Forestale ed è morto, e da un brigadiere, morto anche lui. In queste situazioni le vittime sono occasionali e a Tempio in quel momento la situazione appariva meno calamitosa che altrove». A Cagliari ne erano convinti. Al centro, alle 13, avevano informato di «star meglio» del giorno avanti ma di rimanere comunque in allarme. Assicura D’Autilia: «Noi dettiamo legge anche all'estero in campo d'interventi antincendio Non ci serve nessuno». Cosi stata lasciata cadere anche l'offerta della marina americana che avrebbe inviato aerei in aiuto, e sembra appena tollerato l'eventuale arrivo degli apparecchi francesi promesso per quando avranno finito il loro lavoro in Corsica. Ma nella camera ardente allestita nella sala del vecchio Consiglio comunale i morti non appaiono «occasionali C'è silenzio, è un dolore pieno di pudore, attorno alle sei bare allineate e gli occhi delle donne sono rossi di pianto, • Non mi interessa che venga ministro, tanto non potrà portarmelo in vita», sussurra Maria Grazia Tampone, circondata dalle tre figlie. E' vedova di Giovanni Antonio.. (Continua a pagina 2 in quinta colonna)

 

Bruciano ancora i boschi in Sardegna

(segue dalla 1° pagina)

Manconi, 50 anni, segretario della Comunità montana. Era al mare a Isola Rossa, lui, l'altro giorno, ed è corso in paese appena saputo che il fuoco si era fatto minaccioso. E moglie e figli avevano anche Antonio Fara, 38 anni, piccolo impresario edile; Silvestro Manconi, 44, muratore; suo cognato Mario Ghisu, operaio, 36 anni, rimasto attaccato al filo spinato mentre cercava di scappare; il brigadiere Salvatore Pala, 40 anni, e il maresciallo Diego Falchi, 43 anni, che da 8 giorni lottavano contro le fiamme ed erano sfiniti ma si sono gettati lo stesso caparbiamente a difesa del paese. E figli aveva anche il vigile urbano Claudio Migali, 37 anni, morto sull'aereo che lo portava a Torino. Si teme per i feriti, come detto, perché molti hanno il corpo piagato da ustioni di secondo e terzo grado e i più gravi vengono trasferiti a Torino, Padova, Bari. Ma anche per questi trasferimenti la procedura è stata laboriosa. La morte è arrivata alle 18,25: le lancette di alcuni orologi, trovati a terra, fra la cenere e i tizzoni, si sono arrestate in quel momento. Un breve istante interminabile che nessuno dei sopravvissuti dimenticherà. Domenico Spanu faceva parte di un gruppo di una decina di volontari guidati dai due sottufficiali sulla strada panoramica in quel punto larga 20 metri all'altezza del vallone Curraggia: -Il fuoco era lontano 40-50 metri, poi, all'improvviso, l'abbiamo avuto addosso. Chi era più vicino non se l'è cavata. Siamo scappati, quindi con altri sono tornato indietro e ne ho portato via uno». Era «Tonuccio» Fara, ed è arrivato morto all'ospedale. Per mezz'ora inutili Invocazioni con la radio per trovare un'ambulanza. Stefano Mannuritta, 48 anni, falegname ha forse salvato la vita ad un ragazzo di 21, Francesco De Muro, ricoverato qui all'ospedale di Tempio. • L'ho visto a terra, aveva la lingua rovesciata, non respirava più. Abbiamo cercato di aprirgli la bocca e per fortuna ci siamo riusciti». Il fuoco oggi ha attaccato ancora da vicino la città: sul Monte Limbara una grande pineta ha rischiato di finire in cenere. Lo stato di pericolo nella «regione Baiasela» è cessato soltanto alle 18. Altrove c'è stata calma relativa, ma l'altra notte a Desulo, nel Nuorese, una camionetta della Forestale con alcuni operai è stata presa a fucilate da sconosciuti sorpresi a trafficare al margini della boscaglia e un operaio è stato ferito; a Oschiri tre sono stati bloccati mentre, pare, trafficavano con lenti addizionali vicino ad un bosco: «Sarebbe un stolto nuovo per appiccare i fuochi», dicono al comando della guardia forestale. Nessuno dubita che gli incendi facciano parte di un vasto e criminale piano destabilizzante. Non ha dubbi il sostituto procuratore Piero Grillo, che conduce l'inchiesta: • Certo, qualcuno appicca fuoco, e troppi sono gli incendi. Io non ho ancora letto il rapporto ufficiale. Certamente dovrò sentire molte persone». Non esclude neppure di ascoltare chi aveva la responsabilità sugli interventi, se mai gli rimarrà In mano questa Indagine, perché di proseguirla non ne è del tutto certo. Un vasto e criminale piano destabilizzante, dunque. Non sarebbe colpa dei pastori, non avrebbero loro incendiato per far crescere l'erba, non ci sarebbero stati motivi di vendetta, niente di «artigianale» o casuale, insomma, nei cento roghi che ogni giorno hanno aggredito l'isola. «Di questo ne siamo certi, anche se esistono molte cause e alcune possono integrarsi tra loro», ha sottolineato Angelo Roich, presidente della Giunta regionale, democristiano. E d'accordo con lui è l'assessore all'Ambiente, Antonio Catte, repubblicano. Non è sufficiente la siccità straordinaria a spiegare un disastro che si ripete puntualmente. Stamane le esequie: tutta Tempio vi parteciperà e verranno dai paesi vicini anche coloro che hanno combattuto contro il fuoco, in questi giorni interminabili. Ci saranno autorità, verrà il presidente del Senato Francesco Cossiga, eletto in questo collegio. Ci sarà il ministro per la Protezione Civile, Loris Fortuna.



Dal quotidiano La Stampa - Dall’interno - Sabato 30 luglio 1983 - pagina 7

Il quarto è morto sull'aereo

Un volo della speranza

per tre volontari feriti

TORINOTre volontari rimasti feriti dal fuoco nei boschi intorno a Tempio Pausania sono giunti ieri pomeriggio all'aeroporto di Caselle con un velivolo militare. Si tratta di Mario Marchesi, 27 anni, Wanni Blsson, 26 anni, Giuseppe Sotgiu di 35 anni. Un quarto ustionato, il vigile urbano Claudio Migali, 35 anni, è morto invece pochi minuti prima dell'atterraggio. «Non è possibile per ora fare alcuna previsione — hanno detto i medici del Centro traumatologico dove i feriti sono stati ricoverati —. Le lesioni sono profonde, di secondo e terzo grado, ed estese sino all'ottanta per cento del corpo. Le condizioni sono quindi molto gravi e occorrerà attendere molti giorni prima di poter sperare in una guarigione: Nelle stanzette sterili del reparto Grandi Ustionati non è possibile entrare. -Sono sereni — ha però spiegato un sanitario —. Parlano e uno ha anche abbozzato una battuta scherzosa. Questo però non vuol dire nulla: Ricordano qualcosa dell'incendio? «Non raccontano nessun particolare. Da una prima ricostruzione sembra che i quattro, tutti abitanti a Tempio Pausania, si siano offerti volontari mercoledì pomeriggio. 'Volevano rendersi utili — ha detto lo zio di Mario Marchesi, Nicolò Ministru, che ha accompagnato il nipote sul velivolo —. Poi ci hanno avvisati che erano rimasti feriti sulle montagne. Sono stati tutti molto solleciti nei soccorsi anche se a Tempio la situazione è drammatica.


Dal quotidiano Stampa Sera – Sabato 30 luglio 1983 - Pagina 16 – Interno e Estero

 

Dopo i sette morti di ieri, rimane la paura: sparano sui soccorritori

Il fuoco avanza, arrivano i parà

Gli incendi in Sardegna, quasi sempre dolosi, riprendono anche nei boschi dove è già stato spruzzato il ritardante - Il ministro Fortuna: «Abbiamo pochi mezzi» - Roghi anche in Liguria e Calabria (dove è morto un contadino) - Quattro tedeschi fermati a Tempio Pausania - Una connazionale presa in flagrante in Corsica

CAGLIARI — Gli incendi, che hanno già provocato la morte di sette abitanti di Tempio Pausania e il ferimento di altri nove, continuano nella loro opera devastatrice. E' ancora la Sardegna — dove stanno arrivando 850 militari di leva (para e fanti) che andranno ad aggiungersi agli altri 400 già presenti sull'isola per aiutare nell'opera di spegnimento — la regione più colpita. Ma ieri le fiamme sono divampate anche in Liguria, in Calabria (in particolare nella provincia di Catanzaro) e nella vicina Corsica. Il fermo di quattro giovani tedeschi mentre si allontanavano da una zona di Tempio Pausania nella quale era stato appiccato da poco un incendio, e l'incriminazione in Corsica di una turista della Germania occidentale per «incendio volontario», colta in flagrante, gettano inquietanti sospetti su più disegni criminali. La situazione continua ad essere grave, soprattutto, come ha ammesso lo stesso ministro della Protezione civile Loris Fortuna, perché i mezzi antincendio sono insufficienti. Aiuti stanno arrivando dalla Germania: ieri ha spedito in Sardegna due aerei «Transall», muniti di un grosso serbatoio che può trasportare 5 tonnellate di ritardante; la Francia, invece, per gli incendi scoppiati in Corsica e che hanno già divorato oltre 20 mila ettari di terreno e costretto ad evacuare decine di paesi, non può per ora inviarci i suoi aerei antincendio.

Sardegna — Ora si teme anche per la vita dei nove feriti, diversi con gravi ustioni, quattro dei quali ricoverati al Cto di Torino. C'è da registrare anche un grave episodio avvenuto ieri nelle prime ore del mattino. Un operaio, Sebastiano Frau, 55 anni, della squadra antincendio del comune di Desulo. nel Nuorese, è stato ferito con un colpo di pistola ad una gamba, mentre con altri colleghi stava rifornendo d'acqua un'autobotte Due di essi sono stati sfiorati dalle pallottole. Le ricerche degli attentatori non hanno dato finora alcun esito. I carabinieri non escludono un possibile movente politico, nell'ambito di una nuova strategia dell'eversione nell'isola. Anche ieri gli incendi sono divampati un po' ovunque nell'isola: in Gallura, nell'Oristanese, nel Sassarese, nel Cagliaritano. Oltre a nuovi focolai c'è anche il grosso problema degli incendi circoscritti con il liquido ritardante e che nel 90 per cento hanno ripreso vigore per la mancata bonifica. «Gli incendi sono tutti dolosi», ha detto il presidente della Regione sarda, cui giunta ha già detto si all'istituzione di una commissione regionale d'inchiesta sugli incendi. Liguria — Ieri sono divampati nella regione una decina di incendi boschivi, n più vasto si è sviluppato nella zona di Carro e di Carrodano (La Spezia), sul passo del Bracco, ed ha interessato anche le località di Mattarana e Ziona. Sempre in provincia della Spezia, altri due incendi si sono avuti a Deiva Marina e in località Punta Bianca di Ameglia. In provincia di Genova, nella tarda mattinata è ripreso l'incendio sulle alture di Borzoli ed è stato definitivamente spento nel pomeriggio. Fiamme anche nei boschi di Casarza Ligure e di Castiglione Chiavarese, nell'entroterra di Sestri Levante. CALABRIA — Le fiamme stanno divampando ancora in molti punti della fascia jonica delle province di Catanzaro e di Reggio Calabria. L'incendio che, ieri sera, ha provocato gravissimi danni nella zona di Guardavalle, ha fatto una vittima, il contadino Vincenzo Reitano, di 60 anni, il cui corpo carbonizzato è stato trovato all'alba. A Santa Caterina dello Jonio. il paesino del Catanzarese il cui centro storico è stato distrutto dal fuoco, ci sono ancora dei focolai di incendio.


 

 

Dal quotidiano La Stampa - l’inviato Vincenzo Tessandori - Venerdì 29 luglio 1983 - pagina 1

Le fiamme divampano in tutta la Sardegna, interviene l’esercito

Il fuoco isola Tempio Pausania

5 morti, una trentina gli ustionati

L'incendio dai boschi si è esteso alla campagna che circonda la cittadina • Le strade d'accesso sono bloccate • Notizie frammentarie • Tra le vittime, un maresciallo e militi della Forestale che accorrevano a portare soccorso

NOSTRO SERVIZIO

TEMPIO PAUSANIAIl fuoco ha ucciso qui in Sardegna, e vaste zone dell'isola sono un Inferno. Cinque morti e malmeno una trentina di feriti a Tempio Paucania, città di 15 mila abitanti, nel cuore della Gallura, a metà strada fra la ricca Costa Smeralda e Sassari. Il centro è isolato e non si riesce ancora a capire che cosa stia accadendo, quale sia la gravità dei fatti: sono cadute linee elettriche e telefoniche, a tarda sera il black out era quasi completo. Nella notte il consiglio regionale a Cagliari rinviava di ora in ora la convocazione, in attesa di conoscere che cosa stava succedendo nella cittadina in provincia di Sassari. Per ora si conoscono i nomi soltanto di due vittime: Diego Falchi, maresciallo della forestale, 43 anni, e Franco Manconi, segretario della Comunità montana di Tempio. Il sottufficiale sarebbe stato avvolto dalle fiamme mentre cercava di portare soccorso a un gruppo di persone che fuggivano, non si sa ancora se da un rogo di auto o da una boscaglia divorata dal fuoco. Le altre vittime sono due volontari della squadra regionale anticendio e un uomo della forestale. Dal primi accertamenti pare che le fiamme, «infilatesi» In un canalone, alle pendici del monte Limbara, abbiano raggiunto con particolare violenza la periferia di Tempio, Investendo case e auto. Pare che il maresciallo Falchi, stesse cercando di arginare il rogo con l'aiuto di alcuni volontari: sarebbe intervenuto nel punto di maggior pericolo proprio mentre il serbatoio di una macchina esplodeva. E' stato nel pomeriggio, come sempre, che si è scatenato l'attacco. Improvviso, furioso, incontenibile. Neppure stare all'erta è servito. Il fumo è stato scorto a Nord, dalle parti di Aggius, di Aglientu e di Bortigiadas verso le 16. E dietro al fumo, un rogo immenso che avanzava rapido, saltando ogni difesa, travolgendo ogni ostacolo. Colpa del maestrale, dice la gente, che si è levato improvviso. Dieci case nella parte Nord della città sono state avvolte dalle fiamme, con gli abitanti che fuggivano terrorizzati. Un sugherificio della zona è andato distrutto, devastati anche laboratori artigianali. L'allarme è scattato, sono accorsi i carabinieri, in caserma è rimasto soltanto il piantone, attaccato al telefono e alla radio per tentare di mantenere i collegamenti. Fuoco in città: si è gridato per le strade. La gente scappava in preda al terrore, mentre colonne di fumo sempre più dense si facevano incombenti. Sulla statale 127 per Sassari alcuni automobilisti si sono fermati, imprigionati dalla cortina, qualcuno è riuscito a scendere. Urla e panico. Poi, improvvisamente, è esploso il serbatolo di una vettura. Si è alzata una fiammata, la colonna di veicoli si è trasformata in un rogo. In quell'inferno qualcuno è rimasto ustionato. Le notizie sono confuse. Forse qualcuno sarebbe morto in quest'incendio. Secondo il comando operativo dei carabinieri di Sassari, invece, le (Continua a pagina 2 In quinta colonna)


 

I cerchi indicano le località dove gli incendi si sono sviluppati con maggiore violenza.

Nelle ultime ore le fiamme sono divampate attorno a Tempio Pausania.

Tutte le forze disponibili sono impiegate.

Il comando Nato Sud-Europa si tiene in preallarme

 



 

 

 

 

 

 

(Segue dalla 1* pagina) cinque persone sono state uccise dalle fiamme mentre tentavano di spegnere il fuoco in un bosco di pini e querce attorno a Tempio Pausania. I corpi sono Irriconoscibili, devastali dalle vampate. Da Olbia, da Arzachena, da Sassari sono accorsi ambulanze, autobotti e ogni mezzo disponibile, ma la strada che porta ad Ovest, a Sassari e a Porto Torres è rimasta bloccata a lungo per le lingue di fuoco insuperabili. Poi, finalmente, l'anello è stato forzato e quindici feriti sono stati portati all'ospedale di Sassari. Le loro condizioni vengono giudicate gravissime. Tutti i monti attorno a Tempio parevano grandi falò, l'aria era irrespirabile, il fumo sempre più denso, cenere e scintille arrivavano nel cuore della città. Sono crollati cavi elettrici e pali dell'alta tensione. Tutti i collegamenti telefonici sono saltati. La Sip, nella notte, ha predisposto collegamenti d'emergenza tra il centro operativo dei soccorsi e la prefettura, dove venivano smistate tutte le chiamate. E' stato chiesto l'intervento di alcuni reparti dell'esercito, nella notte aerei ed elicotteri volavano nel cielo. . r.s.

 


 

Dal quotidiano La Stampa - l’inviato Vincenzo Tessandori – Venerdì 29 luglio 1983 - Pagina 7 Dall’interno

Allucinante mappa degli incendi, la Protezione civile chiede rinforzi

Bombe al fosforo sui boschi di Sardegna

così attaccano i «terroristi del fuoco»

Il presidente della Regione parla di «disegno criminoso» - La giunta lancia un appello alla popolazione: centinaia di giovani accorrono nelle zone più colpite - A Dolianova, presso Cagliari, la giunta decide che gli oltre tremila ettari distrutti dalle fiamme non potranno essere utilizzati né per pascoli né per costruire

DAL NOSTRO INVIATO

CAGLIARI — Senza tregua l'attacco del fuoco, e il pomeriggio è il momento peggiore: Soltanto allora si potrà sapere se il mostro si è svegliato-, dicevano ieri mattina al Centro coordinamento regionale. Alle 17 di un altro giorno maledetto, dal Centro una voce stanca e tesa informava: «La situazione è tragica, ci saranno tremila incendi.. Una cifra certo suggerita dall'affanno, ma il fuoco era realmente tornato all'attacco. Oltre alla tragedia di Tempio Pausania (raggiunto dalle fiamme, ci sono vittime) è bruciato sul Monte Mannu, nel sud-ovest, un gran bosco, le fiamme sono tornate a piagare i fianchi del monte Arci. Sulla gobba di Cagliari le fiamme hanno minacciato due colonie e i bimbi sono sta ti portati via. In totale, sono state evacuate, dal paesi, 1150 persone. A Montevecchio, sgombrato l'altro giorno, la situazione sembra ora sotto controllo e la gente forse vi tornerà oggi. Fuoco anche al Villaggio delle Ginestre, una zona residenziale non lontana da Cagliari, mentre su Sassari il maestrale ha trasportato cenere. Ci sono stati arresti, ci saranno i processi e ci sono i sospetti, e al centro di tutto questo i pastori, accusati di appiccare spesso Incendi per avere, In autunno, pascoli rigogliosi. Ma sul monte Cresia, del gruppo «I Sette Fratelli», trenta chilometri da Cagliari, l'Inferno è stato provocato da piromani che hanno usato bombe al fosforo di fattura artigianale, e Angelo Roich, presidente della giunta regionale, commentava: «E’ un disegno criminoso, la cui matrice è forse terroristica». E dall'amministrazione regionale è partito un appello alla popolazione: è stato accolto, molti giovani accorrono nei punti più colpiti. Cosi ieri nel summit tenuto in Regione tutti i capigruppo politici si sono preoccupati di sottolineare come non sia giusto «dare il via a una caccia alle streghe. La siccità è reale e i pastori non avrebbero ormai alcun interesse a bruciare quel poco che rimane. Ma resta il fatto che la giunta comunale ha deciso che gli oltre tremila ettari del territorio di Dolianova non potranno essere utilizzati né come pascolo né per costruire finché non sarà ristabilito l'equilibrio ecologico. Tutte le armi, si dice, sono buone per combattere questa lunga battaglia. E la stessa Regione ad esempio, ha stampato un manifesto pubblicato anche sul quotidiani, col quale ammonisce: «Il deserto è vicino». E aggiunge che »l'autocombustione è un fenomeno praticamente inesistente. Sono molti, invece, gli incendiari. Chi incendia lo fa soprattutto per vendetta e non ha alcuna giustificazione sociale: danneggia tutti ed è un nemico di tutti. Ma i mezzi non sembrano sufficienti, soprattutto sono pochi i «tecnici», coloro che conoscono li segreti per affrontare e vincere un Incendio. L'ha sottolineato anche Loris Fortuna, ministro per la protezione civile arrivato In Sardegna per un esame del disastro. «Ci sono 130 professionisti e ce ne vorrebbero almeno mille, ha detto nella riunione tenuta al Consiglio regionale, alla quale hanno preso parte i politici locali e i responsabili del servizio antincendi. La Sardegna vuole che venga dichiarato lo stato di calamità naturale, un Impegno da parte del governo per un piano pluriennale nella lotta al fuoco e subito il raddoppio di aerei ed elicotteri e il potenziamento dei vigili del fuoco, Fortuna ha promesso che nella riunione del Consiglio del ministri della prossima settimana il problema sarà sul tappeto. Intanto ha chiesto un rapporto dettagliato e ha Inviato un telegramma al ministro Lagorio: .Eccezionale estendersi disastrosi incendi specie Sardegna, Sicilia, Calabria, Toscana, Umbria e Veneto impongono con tutta urgenza approntamento e piena disponibilità mezzi previsti per il piano antincendi nazionale: un G222 e un CH 47, oltre quelli già in azione. Pare estremamente urgente esame utilizzazione straordinaria altri apparecchi adatti allo scopo.. Un problema di più, si è fatto notare, per un intervento rapido nell'isola è lo statuto speciale: allo Stato, per muoversi, occorre una legge speciale. In ottobre, sarebbe dovuto diventare operativo un accordo fra i Paesi Cee per l'aiuto reciproco in caso di calamità naturali. Alla Francia si chiederà di far intervenire aerei dalla Corsica fin dai prossimi giorni, considerata la situazione. E' stato anche Indicato come, fra venerdì 22 e mercoledì 27, siano state necessarie 156 uscite degli aerei antincendio per un totale di 256 ore di volo; l'intervento dal cielo è stato chiesto 29 volte contro le quattro richieste in Toscana, le sette in Sicilia e le tre in Umbria e una volta in Liguria e in Friuli. Sul resti del grandi bracieri ancora fumanti sembrano comunque trovare esca sicura le polemiche. E' mancata una programmazione efficace, fino a ora, si è ripetuto, e si tenta di ricorrere ai ripari, ma pare maledettamente tardi Renato Cugini, segretario provinciale della Cgil di Sassari, ha commentato: “D'accordo, ora ci si è accorti del tempo perduto. Ma noi che cosa facciamo? Bruciamo vivi?.. Per dare un aiuto nello spegnimento del roghi ha proposto l'Impiego del lavoratori in cassa Integrazione, quelli validi fisicamente, che sarebbero circa 4500. Ma anche qui la burocrazia rischia di Impantanare tutto.


Dal quotidiano La Stampa - l’inviato Vincenzo Tessandori – Giovedì 28 luglio 1983 - Pagina 9 - Dall’interno

 

 Il caldo non dà tregua e gli incendi minacciano anche la Sicilia

L'Italia sotto un'afa «africana»

Sardegna, altro giorno d'inferno

Evacuato un paese di novecento abitanti – Sfollata una casa penale, accerchiata dal fuoco – Distrutti 40 mila ettari di vegetazione

«I piromani sono come i camorristi»

DAL NOSTRO INVIATO

SASSARI — C'è stato un momento, all'alba di ieri, nel quale si è creduto di aver avuto ragione del fuoco. I telefoni del centro operativo di Cagliari sono rimasti muti, le notizie “dal fronte” parlavano di situazione sotto controllo. Ma l'inferno, come ormai qui nell'isola chiamano questi incendi cosi ostinati, è scoppiato di nuovo. Tre le zone attaccate da fiamme che paiono inarrestabili: sulle colline attorno ad Aggius, in Gallura, e presso l'abitato di Bordigiadas; a Morgongiori, già ferito da roghi ripetuti, qualcuno ha danneggiato la condotta dell'acqua e ieri ben sette focolai esplosi quasi nello stesso momento hanno inghiottito un'altra cospicua fetta di un vasto bosco di sugheri; 17 mila ettari di terra bruciata testimoniano il passaggio di fiamme ad Arbus, sulle colline minerarie, nel Sud-Ovest. E, in tutta la Sardegna, sono bastati 7 giorni per distruggere 150.000 ettari di vegetazione (di cui 127 mila in Gallura). La colonia penale di Is Arenas, serrata dal fuoco, ha dovuto essere parzialmente sgomberata. A notte, con i blindati, sono stati trasferiti alle carceri di Oristano e del Buon Cammino di Cagliari 120 dei 180 detenuti. Soltanto una diramazione è stata giudicata sicura. Il calcolo del danni è ancora approssimativo. Dicono che i viticoltori abbiano perso qualcosa come 300 miliardi, in questi pochi giorni. Alcune case a Ingurtosu, pochi chilometri dalla colonia penale, sono bruciate: la gente era stata fatta sgombrare l'altra notte, mentre un'evacuazione è stata decisa anche a Montevecchio, novecento, abitanti, altro centro minerario del Guspinese, attaccato dalle fiamme. Tra le province di Oristano e Nuoro dodici paesi sono circondati dal fuoco. Nel bosco di Bolotana, a una ventina di chilometri da Macomer, in mattinata tre turisti sono stati sorpresi e circondati dalle fiamme che avanzavano con la velocità di un uomo». Li ha salvati un elicottero atterrato in uno spiazzo rimasto miracolosamente sgombro. Inutili, invece, fino a ieri le ricerche di un pastore scomparso nella pianura di Sadali. Le chiamate al centro coordinamento di Cagliari hanno scandito un'altra giornata convulsa. Gli aerei, due Hercules C-130 e tre Fiat G-222. sono stati concentrati a Sud, perché nel Cagliaritano il fuoco pare più insaziabile: anche la montagna dei Sette Fratelli è un immenso rogo e sette ville sono bruciate. I due Canadair, quelli che sganciano le «bombe d'acqua», sono dovuti volare in Liguria per fronteggiare altri incendi. Per rendere più sicuro il volo dei soccorritori, il sindaco di Guspini ha chiesto la sospensione delle manovre aeree Nato nel corridoio su Capo Frasca. Altro appello del vicesindaco di Aggius, diramato dalle radio locali: «Tutti i volontari sono pregati di raggiungere la caserma della Guardia Forestale in viale San Lorenzo, a Tempio Pausania, dove c'è il centro operativo». Era mezzogiorno, cominciava un altro pomeriggio di lotta contro il fuoco. Qualcuno già commenta che i 12 miliardi stanziati dalla Regione per organizzare la lotta antincendio non sono sufficienti, soprattutto, si sottolinea, perché non è ormai possibile col fuoco fare previsioni di massima. Ci sono i presunti responsabili di almeno una parte del disastro; sono stati arrestati nei giorni scorsi e denunciati per incendio doloso ma anche per associazione a delinquere di tipo mafioso o camorristico. Secondo la questura di Nuoro che ha fatto la denuncia, i piromani avrebbero dato fuoco non soltanto per garantire alle pecore pascoli più ricchi, ma anche per ottenere sovvenzioni. La magistratura sembra voler arrivare a sentenze rapide, i processi verranno fatti con rito d'urgenza martedì prossimo. «Si spera, così, di arrestare il contagio», sottolineano alcuni inquirenti. Le tecniche per appiccare fuoco sono varie e tracce di piromani si scorgono un pò ovunque sotto la cenere. Nelle campagne di Morgongiori sono stati trovati barattoli anneriti col fondo bucato: il gioco è sistemare una candela accesa dentro il barattolo e, una volta finita la cera, attendere che il fuoco compia il suo infame lavoro. In altre occasioni sono state sufficienti molotov artigianali o stracci imbevuti di petrolio o benzina, oppure soltanto un fiammifero acceso.


Dal quotidiano Stampa Sera - Mercoledì 27 luglio 1983 - Pagina 15 – Interno e Estero

Mezza Italia tra le fiamme

Paura e danni incalcolabili

 Ieri in Sardegna centinaia di roghi: molti abitanti costretti ad abbandonare la casa In fumo ettari di boschi e colture - Incendi anche in Sicilia, Calabria, Toscana, Trentino - Due contadini morti asfissiati nel tentativo di salvare il proprio podere

CAGLIARI — Ora si parla di ritardi nei soccorsi, di sottovalutazioni, di mancata prevenzione, di mezzi antincendi troppo scarsi e inadeguati; e si ricorda che non è stata ancora approvata la legge regionale istitutiva del corpo di vigilanza territoriale. Infuriano le polemiche in Sardegna, mentre le fiamme stanno divorando da una settimana migliaia e migliaia di ettari di macchia mediterranea, di stupendi sughereti e rigogliosi vigneti e oliveti. Per la Sardegna, un danno ecologico ed economico immenso. Ma anche altre regioni stanno subendo gravi danni a causa degli incendi: si combatte contro le fiamme in molte zone della Sicilia, Calabria, Toscana, Lazio, Trentino e, guardando oltre i confini nazionali, anche nella vicina Corsica dove negli ultimi due giorni sono andati distrutti 2 mila ettari di foreste. Sardegna — Ormai è una tragedia che si ripete ogni anno. Nella scorsa estate il totale della superficie bruciata dal fuoco fu di 60 mila ettari, ora c'è il rischio che si superi questa già spaventosa estensione. Solo nella giornata di ieri sono stati segnalati almeno un centinaio di focolai. In molte zone si è temuto il peggio anche per le persone, come a S. Francesco di Aglientu, nel centro della Gallura, nelle campagne di Arbus e sul monte Limbara che sovrasta l'abitato di Tempio Pausania. Molti hanno dovuto abbandonare le loro case, come le 150 persone, in prevalenza anziani e bambini, abitanti nella frazione mineraria di Ingurtosu, a 14 chilometri da Cagliari, devastata dalle fiamme. Un bollettino di guerra: centraline telefoniche e fili elettrici divorati dalle lingue di fuoco, migliaia di capi di bestiame arsi vivi, case distrutte. Salgono ora a nove le persone denunciate di concorso in incendio doloso dopo il fermo di ieri di tre pastori: Demetrio Dessi, di 27 anni, Alberto Aresu, di 29, e Giovanni Maxia, di 23, tutti di Seui, un comune del Nuorese il cui patrimonio boschivo è stato quasi completamente distrutto nei giorni scorsi. I grandi accusati di questo immenso rogo in Sardegna sono i pastori: molti seguono ancora la vecchia tradizione di bruciare tutto per poi avere l'erba più rigogliosa alle prime piogge. Ma sono solo loro i piromani? E solo questa la motivazione? Certo c'è anche questa piaga antica, ma bisogna anche tener conto della speculazione edilizia e della inadeguata prevenzione antincendio. Si parla ora della possibilità di attribuire ai presunti incendiari il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso e camorristico che prevede l'arresto obbligatorio e un minimo di 2 anni di pena. Sicilia — E' andato in fumo un considerevole tratto di bosco e sottobosco del monte Limes (Messina). Nel Palermitano le fiamme hanno attaccato la zona compresa tra Cefalù e Gibilmanna e il bosco della Ficuzza; nel Trapanese, nell'Agrigentino e in provincia di Enna distrutti vasti frutteti e oliveti. Un contadi no, Salvatore Lo Presti, mentre tentava di spegnere le fiamme che avevano attacca to il suo podere, è morto asfissiato. Calabria — La provincia più colpita dagli incendi è quella di Reggio Calabria, ma si segnalano numerosi focolai anche in provincia di Cosenza. Nel Crotonese un contadino è morto asfissiato. Toscana — Decine di incendi nelle province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Pistoia, Livorno, Lucca e Pisa, dove sono andati distrutti ettari di boschi. Trentino — Numerosi incendi boschivi in tutta la regione; la zona più colpita è quella di Vallarsa, vicino a Rovereto e la piana Rotaliana.


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